Presidente del Convegno
Alessandra Mandarelli
Segreteria Scientifica
Gabriele Carbone – Filippo Fordellone
Segreteria Organizzativa
Sara Ferracci – Elisa Fornieri
1a SESSIONE 9.30 – 11.45
"Le demenze e la riorganizzazione
dei servizi con la L.R. n.6/2012"
Modera
Dr. Maurizio Righetti
Giornalista Rai
Responsabile fascia notturna Televideo Rai
Gabriele Carbone
Neurologo - Responsabile Medico
Centro Demenze – Unità Alzheimer
Italian Hospital Group - Guidonia (Roma)
Docente a contratto Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università Cattolica S. Cuore di Roma
Le demenze
Insieme di patologie acquisite e croniche che provocando un
progressivo e diffuso decadimento delle funzioni intellettive
compromettono l’autonomia dell’individuo e influenzano
profondamente la sua qualità di vita e di chi se ne prende cura.
Sono causate da cambiamenti strutturali e chimici del
cervello come risultato di malattie neurodegenerative o
sistemiche.
Epidemiologia delle demenze
Le demenze rappresentano la
 quarta causa di morte negli ultra65enni, e sono
 responsabili di circa il 50% dei casi di disabilità
nell’anziano.
La prevalenza aumenta con l’età ed è maggiore nel
sesso femminile, specie per la malattia di Alzheimer.
FONTE: Indagine multiscopo sulle famiglie (Italia 1987-91) e studio Aquila
Prevalenza della demenza
per fasce d’età nella
popolazione europea
femminile (fonte EuroCoDe)
Prevalenza della demenza per
fasce d’età nella popolazione
europea maschile (fonte
EuroCoDe)
0,8%
1,5 %
8%
3,5%
13,6%
22,3%
31,5%
44,5%
L M M G V S D L M M G V S D L M M G V S D
3
6
9
1
641.667
21.095
“Demenze: pandemia del terzo millennio ”
879
12
35.6 milioni di persone nel mondo hanno la demenza (2010).
7,7 milioni di nuovi casi /anno.
147.671
115.4
65.7
35.6
Rapporto Mondiale Alzheimer 2010
2010 2030 2050
Numeropersonecondemenza(inmilioni)
Pop.ne al 1.1. 2009: 60.045.068
Pop.ne di età > 60 aa: 14.862.237
Pop.ne di età > 65 aa :11.457.143
Pop.ne di età > 70 aa: 8.180.311
Pop.ne di età > 80 aa: 2.946.303
L’incidenza sulla pop.ne
totale è tra 1,4-1,7%
(EU=1,14-1,27%).
(EuroCoDe 2009)
Dal 2000 l’incidenza è
stata di 150.000/aa.
Dal 2020 si prevede una
incidenza di 213.000/aa*
*(Di Carlo et al., 2002).
11.9 nuovi casi l'aa
per ogni 1.000
abitanti ultra65enni**
**(Progetto Finalizzato Invecchiamento del CNR)
1.170
2.670
4.260
2010 2020 2040
(Ferri et al., 2005).
L M M G V S D
410
4.240
2.309
6.262
6.031
52.006:
Comune: 41.367;
Provincia: 10.639
ASL Prev
RMA 7.339
RMB 8.286
RMC 7.953
RMD 7.280
RME 7.287
RMF 3.222
RMG 5.089
RMH 5.550
Pop. Res. 2010: 5.728.688
(>65 aa (19,8%)=1.134.280)
Prevalenza**
circa 71.000
Incidenza (1,19 %
ultra65enni):
circa 14.000 /aa
**The Italian Longitudinal Study on Aging Working Group (1997).
Frosinone Residenti (2010): 498.167
Ultra65enni: 19,6% (97.640)
1.161/aa
L M M G V S D
38
“Dementia: a public health priority"*
 Una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale
 Solo tra il 20-50% ottiene una diagnosi corretta nelle prime fasi della
patologia (problema di formazione degli operatori).
 Colpisce in tutti i Paesi e, oltre la metà dei malati (58%), vive negli Stati a
medio e basso reddito.
 Rischio è di 1 a 8 per gli over 65 e di 1 a 2,5 per gli over 85.
 Nel 2050 le persone con demenza triplicheranno (>70% rispetto al 2010):
>115,4 milioni. Una popolazione maggiore di quella dell’intero Messico.
 A fronte di tale emergenza, solo 8 Paesi (Australia, Corea del Sud,
Danimarca, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, USA) dei 194
Stati membri dell’OMS posseggono un Piano Nazionale per le demenze.**
 Ha un considerevole impatto socio-sanitario: 604 miliardi di dollari/anno.
* OMS (11 aprile 2012)
Scarsa consapevolezza pubblica sulla demenza, sui suoi sintomi e
sulla necessità di una diagnosi tempestiva.
**Parlamento Europeo con l'adozione della Dichiarazione Scritta 80/2008
€ 60 mila /aa
90-95%
Malattia
di
Alzheimer
Demenze
Fronto
Temporali
Parkinson
Demenza
Demenze
Vascolari Demenza a
Corpi di
Lewy
DEMENZETermine usato per i sintomi di un gruppo di oltre 100 patologie che
si manifestano con disturbi cognitive e del comportamento.
Le cause più comuni di demenza sono di seguito riportate.
Demenze irreversibili (97%)
Degenerative
 M. Alzheimer
 Demenze Fronto-temporali
 Malattia a corpi di Lewy
 Parkinson Demenza complex
 Corea di Huntington
 PSP
 Degenerazione spino-cerebellare
 Degenerazione cortico basale
 M. Hallervorden-Spatz
 Epilessia mioclonica progressiva
Vascolari
 Infarti multipli
 Stato lacunare
 M. Binswanger
 Infarti di confine
 Aneurismi
 Malformazioni A-V
 Anossia/ipossia
Da Prioni
CJD, Variante CJD
Kuru,
M. Gerstmann-Straussler-Scheinker
Insonnia familiare fatale
1) Pseudodemenza depressiva
2) Tossici/farmaci: Anticolinergici, Alcool; Altro (es metalli pesanti, CO)
3) Alterazioni endocrino-metaboliche- idroelettrolitiche: Insufficienza
renale/epatica; ipoNa/iperCa; Ipovolemia; Iper - Ipoglicemia;
S. Cushing; Ipo-Iper-tiroidismo, Ipopituitarismo
4) Cerebropatie: ESA cronica, Idrocefalo normoteso, Neoplasie, Traumi
5) Malattie cardiopolmonari: Scompenso cardiaco, Aritmie, BPCO
6) Infezioni: TBC; Endocardite:, Meningiti, Neurosifilide, HIV (la forma
più frequente età < 55 anni), M.Lyme, ascessi,
7) Stati carenziali: Vitamina B12, folati, niacina, S. di Korsakoff-Wernicke,
pellagra, Malattia di Marchifava Bignami
8) Miscellanea: Deprivazione sensoriale (cecità, sordità); da sleep apnea,
ospedalizzazione (anestesia, isolamento); Vasculiti, Sclerosi multipla
9) Anemia
10) Sindromi paraneoplastiche
Demenze potenzialmente reversibili (3-5%)
Stabilire la causa: Percorso diagnostico
Valutazione del paziente
Con sospetto di demenza
Anamnesi personale e familiare
Esame obiettivo e neurologico
Valutazione stato mentale
(es. MMSE)
Valutazione sintomi non cognitivi,
(es. NPI, GDS, ecc.)
Valutazione stato funzionale
(es. ADL, IADL, Barthe, Tinetti)
Stadiazione della gravità
Valutazione dei caregivers
(es. CSI, CBI, ecc.)
Valutazione situazione sociale
Indagini di laboratorio
e strumentali
Esame emocromocitometrico completo
Azotemia, glicemia, sodio, potassio,
calcemia, fosforemia
Test di funzionalità epatica
Test di funzionalità tiroidea
Concentrazione plasmatica di B12 e folati
TPHA, VDRL, (HIV)
Esame delle urine
Elettrocardiogramma
Radiografia del torace
TC o RM cerebrale
SPECT - PET
Liquor
95-97%
Malattia
di
Alzheimer
50-70%
Demenze
Fronto
Temporali
5%
Parkinson
Demenza
5%
Demenze
Vascolari
20%
Demenza a
Corpi di
Lewy
15%
DEMENZETermine usato per i sintomi di un gruppo di oltre 100 patologie che
si manifestano con disturbi cognitive e del comportamento.
Le cui cause più comuni sono di seguito riportate
(1863-1915)
Morì a 56 aa
(8-IV-1906 )
Auguste D.
1856-1926
Tubinga, 3-XI-1906
37° Convegno Psichiatri tedeschi sud-occidentali
Atrofia cerebrale
Placche senili
La Malattia di Alzheimer
(1879-1915)
Clinica per dementi ed
epilettici di Francoforte.
1901
Gomitoli neurofibrillari
1 2 3 4 5 6 7 8 9
0
5
10
15
20
25
30
Tempo (anni)
Sintomi
Diagnosi
Perdita indipendenza funzionale
Problemi comportamentali
Istituzionalizzazione
Morte
Mini-MentalStateExamination(MMSE)
Diagnosi
precoce
Lieve (26-21)
2-4 aa
Grave
(9-0)
1-3 aa
Storia naturale della MA
Feldman and Gracon, 1996
Moderata (20-10)
2-10 aa
Forma più comune di demenza
nelle persone con età >65 anni
NEUROPATOLOGIA: alterazioni biochimiche
Riduzione dei livelli di vari neurotrasmettitori,
in particolare della Ach, secondariamente alla
degenerazione dei neuroni colinergici a
proiezione diffusa del nucleo di Meynert
Neuropatologia: M.A. Preclinico
• Sempre maggiori evidenze suggeriscono
che le alterazioni neuropatologiche di
base (AD preclinico o AD-P) precedono
di un decennio o più l'insorgenza di AD
clinicamente rilevabile (AD-C)
• Le alterazioni della corteccia entorinale
precedono quelle ippocampali.
• Ne consegue che nel momento in cui
viene fatta diagnosi si è già avuta una
massiccia e diffusa perdita neuronale con
conseguente atrofia delle regioni
interessate.
AD preclinico
Ipotesi attuale
della cascata di
eventi per
spiegare la
patopisiologia
dell’AD.
Salloway, S. et al. Alzheimer's and Dementia 2008; 4: 65-79
Gomitoli
neurofibrillari
La cascata patologica
della malattia di Alzheimer
Sintomi clinici
Disfunzione colinergica
Neurodegenerazione
b Amiloide Fattori
di rischio
genetici
ApoE
α2M
Fattori di rischio
ambientali
APP
PS 1,2
Mutazioni
genetiche
Rischio di sviluppare la M. di Alzheimer
• Per qualsiasi individuo il rischio lifetime di sviluppare una
demenza è di circa 10-12% (Breitner et al Neurol 1999).
• Parenti di primo grado di una persona con AD hanno un
rischio cumulativo di sviluppare AD corso della vita di circa il
15-30%, questo rischio è di circa 2,5 volte quella del rischio
della popolazione generale (27% vs 10,4%).
La prevalenza della malattia
aumenta con l’avanzare dell’età:
1% <65aa
11% 65-80aa
35% 80-90aa
>40% >90aa
Sono due le principali forme di AD: ad insorgenza in età precoce
(EOAD) ed in età tardiva (LOAD)
Genetica
• L’AD ad insorgenza precoce
(EOAD): è raro, in genere è
familiare e colpisce le persone di
età compresa tra 30 a 60 anni.
I ricercatori hanno identificato
mutazioni in tre geni che causano
l’AD precoce.
• L’AD ad insorgenza tardiva
(LOAD): è più comune. Di solito
colpisce le persone di età superiore
ai 65 anni. Il fattore di rischio
principale per AD è l'età.
Early-Onset Alzheimer’s
Disease (EOAD)
Le LOAD sono le più frequenti e si
pensa siano multifattoriali.
L’ApoE* (cr.19; coinvolta nel
trasporto del colesterolo) è il primo
fattore di rischio genetico identificato.
Allele E4 influenza l’età di insorgenza
di AD, ma non è né necessaria né
sufficiente per la malattia. Molti altri
geni sono sotto osservazione
Bird Genetics in Med 2008
Late Onset Alzheimer’s
Disease (LOAD)
Le EOAD sono forme rare
della malattia (meno del 5% di
tutti i casi di AD), causate da
una mutazione autosomica-
dominante in 3 geni (APP,
Presenilina 2, Presenilina 1; cr.
21,1,14) ognuno dei quali
altera la produzione del peptide
della beta amiloide (Aβ) .
Bertram and Tanzi, Nature Reviews
Neuroscience 2008
*Un allele della ApoE aumenta di 4 volte il rischio di AD; i due alleli di ApoE (ε4) di 10 volte
FATTORI GENETICI CHE PREDISPONDONO
alla M. di ALZHEIMER
Studi di associazione genomica hanno portato alla scoperta negli
ultimi 5 anni di altri 13 loci di suscettibilità per il LOAD (oltre alla
ApoE - 1993) che sono comuni nella popolazione generale, ma
hanno soltanto effetti di rischio molto piccolo:
• Difetti (varianti e mutazioni) nei geni BIN1, CLU, CR1 e
PICALM, CD2AP, MS4A, EPHA1, ABCA7 e CD33 , ATXN1,
GWA14Q34 e DLGAP1.
• Difetti dei geni CLU, PICALM e sarebbero responsabili del
9% e il CR1 del 4% dei casi di LOAD (altra fonte: ognuno
dell’8%).
• Altri geni candidati (oltre 100) tra cui: EXOC3L2, GAB2,
MTHFD1L e PCDH11X, sono ancora in attesa di essere
ulteriormente confermati.
Bird Genetics in Med 2008; Bertram, Lill, & Tanzi, 2010 Neuron: 68; 270-271
Fattori genetici che predispongono alla
M.A. sporadica: 13 nuovi geni per LOAD
Tipo Nome AA scoperta Effetti funzionali
Geni di Alzheimer ad esordio precoce
familiare (Insorgenza prima di 60 anni)
APP 1987 1
PSEN1 1995 1
PSEN2 1995 1
Geni insorgenza tardiva (dopo i 60 anni) APOE 1993 1-3
ADAM 10 2008 2
ATXN1 2008 1
CD33 2008 1-3
GWA14Q34 2008 -
DLGAP1 2008 -
PICALM 2009 4
CLU 2009 1-2-3
CR1 2009 3
BIN1 2010 4
CD2AP 2011 4
MS4A 2011 -
EPHA1 2011 4
ABCA7 2011 2
2.Metabolismo del colesterolo (APOE, CLU, ABCA7)
3.Sistema immunitario innato e infiammazione (APOE, CD33, CLU, CR1)
4.Segnalazione cellulare e movimentazione di proteine (PICALM, BIN1, EPHA1, CD2AP)
Effetti funzionali,: i 17 geni possono
essere divisi in quattro categorie
principali sulla base dei loro effetti
biologici noti o prevedibili sul rischio
di Alzheimer:
1.Produzione e eliminazione di
Abeta, la principale proteina dei
depositi di beta-amiloide nel
cervello dei malati di Alzheimer
(APP, PSEN1, PSEN2, APOE, ATXN1,
CD33, CLU)
EZIOPATOGENESI DELLE FORME SPORADICHE
Eziopatogenesi multifattorialeeterogenea
FATTORI DI RISCHIO
Non modificabili Modificabili
Iper e Ipotensione,
Dieta, Diabete, >Colesterolo,
>Omocisteina, <Estrogeni,
Trama cranico,
Stress ossidativo,
Fattori infiammatori,
Socializzazione, Attività fisica,
Fumo, Scolarità,
Sostanze tossiche (alluminio?)
• Età
• Genere (>F)
• Familiarità
• Allele e4 dell’ApoE,
• DADAM10, ATXN1, CD33,
GWA14Q34, DLGAP1, PICALM,
CLU, CR1, BIN1, CD2AP, MS4A,
EPHA1, ABCA7
 Storia personale (soggetto e familiare)
 Esame obiettivo neurologico
 Test Neuropsicologici
 Stato funzionale
 Esami ematochimici (FT3, FT$, TSH, ecc)
 Neuroimmagini morfologiche
 Neuroimmgini funzionali
 Biomarcatori Liquorali
Come si fa diagnosi di demenza da
M. di Alzheimer?
M. di Alzheimer Neuroradiologia
PET con ipometabolismo nelle aree
temporo parietali tipico di pazienti MA
Depositi di Amiloide con PIB-PET in MA
Klunk, et al. Ann Neurol 2004
PET con il tracciante Pittsburgh Compound-B (PIB), dà
informazioni quantitative sui depositi ci amyloide
Gli individui affetti da MCI presentano un
maggior carico di amiloide
La presenza di depositi di amiloide PIB-PET predice
progressione patofisiologica dei pazienti MCI ad AD
Aβ è individuata dal livello di Aβ42 nel CSF o con Imaging dell’’amiloide alla PET.
Tau, segno di danno neuronale e è individuata da CSF-Tau o FDG-PET.
La struttura del cervello viene misura mediante RMN strutturale.
Hypothetical Model of Dynamic Biomarkers of the
Alzheimer’s Pathological Cascade
Clifford R Jack, Jr, David S Knopman, William J Jagust, Leslie M Shaw, Paul S Aisen,
Michael W Weiner, Ronald C Petersen, and John Q Trojanowski
Lancet - Gennaio 2010
Le demenze.
Le demenze.
Demenza a corpi di Lewy diffusi (DLBD)
Patologia neurodegenerativa che interessa l’encefalo
diffusamente sia a livello sottocorticale sia a livello
corticale e degenerazione spongiforme dei lobi temporali
Seconda causa più comune di demenza degenerativa dopo la MA
 10-15% dei casi di demenza (conferma autoptica)
 Prevalenza nei soggetti di età superiore ai 65 anni è dello 0,7%
 Fattori di rischio: assenza di studi epidemiologici classici
 DLB se demenza entro 1 anno dal Parkinsonismo, altrimenti PDD
LBD: neuropatologia
Balloon cells
Le Inclusioni neuronali
citoplasmatiche, inizialmente osservate
in nuclei sottocorticali (SN, locus
coeruleus, nucleo dorsale del vago) poi
sono rilevate in corteccia cerebrale,
nelle aree limbiche (corteccia
entorinale, corteccia del cingolo ed
amigdala) e negli strati profondi della
neocortex temporale e frontale.
La presenza di Corpi di Lewy e placche amiloidi
con carenza sia di dopamina che di acetilcolina
suggerisce che la demenza con Corpi di Lewy
(formati da α-sinucleina ed a volte anche
ubiquitina) rappresenta il continuum di uno
spettro malattie che va dal morbo di Alzheimer
alla malattia di Parkinson
1.Caratteristiche generali:
 Progressivo declino cognitivo che interferisce con le AVQ
 Il disturbo della memoria può non esserci nelle prime fasi
 Possono prevalere disturbi di ATTENZIONE (Abilità
visuospaziali e fluenza verbale) e delle funzioni sottocorticali
(della capacità critica e di giudizio)
2. CARATTERISTICHE FONDAMENTALI
(2 PER PROBABILE, 1 PER POSSIBILE DLB)
 Cognizione fluttuante con variazioni marcate ATTENZIONE e
vigilanza (50-75% dei pz) il declino è più rapido che in AD
 Ricorrenti allucinazioni visive che sono in genere ben
strutturate e dettagliate (80% dei pz)
 Disturbi motori similparkinsoniani (50% dei pz all’esordio)
DEMENZAA CORPI DI LEWY (DLB) 1°
(I.G. McKeith et al. Neurology 1996;47:1113)
DEMENZAA CORPI DI LEWY (DLB) 2°
3. CARATTERISTICHE a sostegno della diagnosi
 Frequenti cadute
 Episodi sincopali (del ipersensibilità seno carotideo)
 Perdita transitoria di coscienza
 Sensibilità ai neurolettici
 Deliri sistematizzati, Allucinazioni in altre modalità
 Disturbi del sonno, (alterazioni del comportamento
motorio durante il sonno REM)
 Depressione
4. Diagnosi di DLB meno probabile in presenza di:
 Malattia vascolare (stroke)
 Presenza di una malattia fisica o altri disturbi cerebrali che
possono giustificare il quadro clinico.
Decorso clinico: fluttuante
Demenza a
Corpi di Lewy
M. di Alzheimer Demenza Vascolare
SPECT
SPECT e PET: ridotta attività nelle regioni corticali parietali
posterori e occipitali (frequente ma non costante)
(a)SPECT nel soggetto normale
(b) SPECT nel soggetto con MA
(c) SPECT nel soggetto con LBD: marcata ipoperfusione occipitale
SPECT con FP-CIT (Da-Tscan)
MA
LBDPDD
Terapia LBD
• Risposta variabile del parkinsonismo della DLBD alla Levodopa
• Discreta efficacia degli AChE-I nei disturbi cognitivi e psichiatrici
• Spiccata sensibilità ai neurolettici (preferire gli atipici) con
marcato peggioramento dei disturbi cognitivi e psichiatrici
Gruppo di demenze degenerative eterogenee sul piano clinico e
neuropatologico caratterizzate da disfunzione dei lobi frontali e
della porzione anteriore dei lobi temporali
Demenze Fronto-temporali
Malattia di Pick (>60-70%)
Afasia PRIMARIA Progressiva Non fluente(10%): atrofia FT sinistra
Demenza SEMANTICA (15%): atrofia giri inf. e medio
Demenza fronto-temporale con amiotrofia (15%)
Demenza fronto-temporale e parkinsonismo associata al cr.17
Aprassia progressiva (2%): atrofia fronto-parietale
Sottotipi di Demenza Frontotemporale
Caratterizzata dalla presenza di Corpi Pick (inclusioni di
colorazione argento intracitoplasmatiche formate
filamenti anomali di proteina Tau) nelle regioni atrofiche
(neocorteccia e ippocampo )
Malattia di Pick
Il primo sottotipo riconosciuto
FTD; 20% dei casi di
demenza giovanile
Arnold Pik
1854 - 1924
 Età media di esordio 50 anni, range 35-65 (F=M)
 1 su 10.000
 40% - 50% di ricorrenza familiare
 Sopravvivenza media di 9 anni (2-20 aa)
Marcata atrofia “a lama di coltello” o “a gheriglio di
noce”, dei lobi frontali e temporali, frequente l’atrofia
dell’amigdala e del nucleo caudato.
Risparmio della circonvoluzione temporale superiore e
dell’ippocampo
A) Disturbi comportamentali (prevalenza > 80%) dovuti al
prevalente interessamento delle strutture fronto-orbitarie, Fronto e
temporo-polari, dominano il quadro clinico e possono
- essere per lungo tempo l’unica manifestazione clinica
- precedere di anni la demenza o rappresentare i sintomi d’esordio
Si manifestano con una
 progressiva alterazione della condotta sociale e personale,
 perdita della capacità ad adattarsi alle richieste ambientali,
 perdita di empatia,
 tendenza alla ripetitività (stereotipie)
 ridotto insight (cognitivo e affettivo)
Demenze fronto-temporali
Caratteristiche cliniche
B) Disturbi delle funzioni esecutive sottese dalle strutture dorso-
laterali del lobo frontale
 Deficit dell’attenzione volontaria della Working memory e di shifting attentivo
 Deficit delle capacita’ di astrazione e di categorizzazione
 Deficit in compiti di pianificazione e nell’uso di strategie in compiti cognitivi
 La memoria per gli eventi quotidiani rimane più a lungo conservata (funzione
sottesa dall’ippocampo) così come prassie, funzioni visuo-spaziali e
orientamento topografico (funzioni sottese da dalle A.A.P.C.T.)
C) Distrurbi del linguaggio, sottese dalle aree associative posteriori
della corteccia temporale (AAPCT).
– Ridotta produzione fino al mutismo
– Tendenza all’ecolalia o alle stereotipie verbali
– Perseverazioni
D) Obiettività neurologica per lo più negativa, possibili
– segni di liberazione frontale
– segni di tipo parkinsoniano (acinesia, rigidità) in fase avanzata
Demenze fronto-temporali
Caratteristiche cliniche
Lo spettro dei disturbi comportamentali (della personalità e della
condotta sociale) è estremamente variegato.
 Violazione delle regole di comportamento sociale – Mancanza di tatto
 Disinibizione, compulsività, impulsività
 Passività e inerzia Apatia ritiro sociale o iperattività e tendenza al
vagabondaggio
 Cambio nelle abitudini alimentari (bulimia). Distraibilità
 Compromissione dell’affettività: Appiattimento o esuberanza affettiva
 Compromissione delle capacità di giudizio e decisionale
 Ridotto insight (cognitivo e affettivo)
Nella variante frontale possiamo individuare tre sottotipi d’esordio
di disturbi comportamentali:
Disinibito; Stereotipico–ritualistico; Apatico-abulico
Demenze fronto-temporali
Disturbi comportamentali
Regione
cerebrale
Funzione ipotizzata Deficit associato
Orbitobasale
Variante
Disinibita
Inibizione e controllo
sociale
Disinibizione, impulsività,
confabulazione,
comportamenti asociali
Dorsolaterale
Variante
Stereotipica
Ritualistica
Attenzione, memoria
operativa, programmi
alternati, fluenza
fonemica, fluenza
grafica, affettività
Deficit di attenzione, di
memoria operativa, di
organizzazione, di
fluenza, espressioni
abnormi di affettività
Frontomesiale
Variante Apatica
Energia, motivazione,
iniziativa
Apatia, abulia,
depressione
Caratteristiche dell’interessamento del lobo frontale
Nella variate temporale sinistra in molti pazienti emergono
competenze artistiche (figurative o musicali)
Nella variante temporale destra si manifestano cambiamenti
improvvisi: bizzarrie nell’abbigliamento, idee fisse e monotematiche;
fanatismo ideologico; irritabilità e impulsività
Se invece l’atrofia è temporale bilaterale, può comparire una
sindrome di Kluver-Bucy:
• Iperfagia - bulimia,
• Iperoralità: tendenza ad esplorare anche oggetti non edibili (cecità
psichica),
• Ipersessualità (auto, omosessualità).
• Ipermetamorfosi: irresistibile impulso a prestare attenzione e a reagire
ed imitare ogni stimolo visivo
L’interessamento del lobo temporale
Neuroimmagini
TC e RM. Atrofia dei lobi frontali e dei lobi
temporali, asimmetrica nei casi precoci e con
prevalenti turbe del linguaggio, e rarefazione
della sostanza bianca sottocorticale maggiore di
quella risontrata nella malattia di Alzheimer
PET e SPECT: ipometabolismo frontale
e temporale
•Disturbo isolato e progressivo del
linguaggio, caratterizzato da
difficoltà nel reperimento di parole,
riduzione della fluenza verbale e
conservazione delle altre funzioni
cognitive.
•Evoluzione verso la demenza
conclamata
Neuroimmagini: atrofia ed
ipometabolismo in sede
frontotemporale nell’emisfero
dominante
Afasia Primaria
Progressiva
APP RMN parasagittale sinistra e PET
Processo patologico a carico
dei lobi temporali bilateralmente
Alterazioni del linguaggio:
afasia fluente, con parafasie e
perdita del significato delle parole
Prosopoagnosia, agnosia per
gli oggetti ed alterazioni del
comportamento quali compulsività
e perdita degli interessi
MRI e neuroimmagini funzionali:
atrofia e ed ipometabolismo
temporali prevalenti a sinistra
Demenza Semantica
Demenza Semantica
RMN assiale e PET
Atrofia focale e ipometabolismo
lobo temporale sinistro
Demenza frontotemporale associata a malattia
del motoneurone
Istopatologia: rarefazione neuronale della
corteccia frontotemporale e delle corna
anteriori. Nelle medesime aree inclusioni
intracitoplasmatiche reattive all’ubiquitina
Esordio in età presenile
Ubiquitina
intracitoplasmatica tipica
della FTD associata a MND
Demenza frontotemporale con
amiotrofia
Durata di malattia: 2-3 anni, decesso solitamente per insufficienza
respiratoria
Disturbi del comportamento e del linguaggio spesso precedenti i
segni di compromissione del I e II motoneurone
Clinica: esordio in 3a–4a decade,
turbe comportamentali, alterazioni
della condotta sociale, afasia fluente
e sindrome acinetico-ipertonica.
Le 6 isoforme della
proteina Tau
Demenza frontotemporale e
parkinsonismo associata al cromosoma 17
Mutazioni puntiformi negli esoni o nelle regioni non codificanti del
gene della proteina Tau, localizzato nel cromosonma 17
Neuropatologia: atrofia frontotemporale ed estesa ai nuclei della
base, al mesencefalo ed al ponte
Immunocitochimica: estesa patologia della proteina Tau che tende ad
accumularsi nel citoplasma e nei prolungamenti di neuroni e glia
• Il concetto di “demenza vascolare” include tutte le forme di
deterioramento cognitivo secondario ad encefalopatia su base
ischemica, ipossica o emorragica
• Dopo l’AD è la seconda causa di demenza (15%)
• Si sviluppa per cronico accumulo di lesioni cerebrali prodotte da
ipo-aflusso sanguigno.
• ESORDIO in genere improvviso, DECORSO a gradini
• SINTOMATOLOGIA fluttuante
• Caratteristiche e cliniche e neuropsicologich:
– deficit neurologici focali
– confusione notturna; ridotta capacità nelle funzioni
esecutive e di astrazione, di inibizione e autocontrollo,
Demenze vascolari
DANNO DEI CIRCUITI FRONTO-SOTTOCORTICALI
Disturbi motori: emiparesi, deficit del faciale, Babinski, deficit sensitivi,
disartria, disfagia, tremori, rigidità, disturbi della marcia (rallentata, a base
allargata, a piccoli passi)
Disturbi della funzione vescicale: incontinenza, minzione imperiosa.
Sindrome disesecutiva: ridotta capacità di formulare gli obiettivi
dell’azione, pianificarla, organizzarla nella sequenza adeguata, eseguirla,
modificarne il contesto o mantenerlo, astrarne i significati.
Rallentamento dell’elaborazione cognitiva; deficit di astrazione,
categorizzazione; perdita della capacità di giudizio; deficit dell’attenzione e
della concentrazione
Disturbo di memoria (lieve): ridotto il richiamo (agevolato da facilitazioni,
cosa non possibile nell’AD), relativamente intatto il riconoscimento,
Alterazioni della sfera affettiva e della personalità
depressione, abulia, apatia, irritabilità.
Demenza vascolare ischemica sottocorticale
Sintomatologia
Diagnosi della demenza vascolare
TC
RM
Anamnesi
Test NPS
Esame neurologico
Hachinski
Fattori di rischio
 Età avanzata
 Genere maschile
 Fumo
 Ipertensione arteriosa
 Diabete, dislipidemia
 Iperomocisteina,
 Pregresso ictus, TIA
 Fibillazione Atriale.
 Pregresso IMA
 Patologie carotidee
Diagnosi VaD
Demenze vascolari
HACHINSKI ISCHEMIC SCORE (HIS)
Esordio acuto 2
Progressione a gradini 1
Decorso fluttuante 2
Confusione notturna 1
Relativa conservazione della
personalità
1
Depressione 1
Manifestazioni somatiche 1
Labilità emotiva 1
Ipertensione 1
Pregresso infarto cerebrale 2
Sintomi focali 2
Segni focali 2
Segni aterosclerosi 1
TOTALE >7
INDICATIVO DI VaD
TOTALE <4
INDICATIVO DI
DEMENZA
DEGENERATIVA
Età mediana all’esordio: 46 aa
Quadro clinico: emorragie lobari ricorrenti e multiple, ictus
ischemici e deterioramento cognitivo. TIA ed ictus (80%), deficit
cognitivi (50%), emicrania con aura (40%), disordini psichiatrici
(30%) ed epilessia (10%)
MRI: lesioni della sostanza bianca ed infarti lacunari
Disordini Ereditari associati a Demenza Vascolare; CADASIL
(Cerebral autsomal dominant arteriopathy with subcortical
infarcts and leucoencephalopathy)
CADASIL Arterial
deposits showing
PAS (periodic-acid
Shiff)positivity
Mutazione del gene NOTCH 3. L’espressione del gene
NOTCH 3 è limitata alle cellule della muscolatura liscia
vascolare e la mutazione genica risulta nell’accumulo a
livello vasale della porzione extracellulare del recettore
transmembrana per cui codifica.
Anatomia patologica: angiopatia non amiloidea a carico
delle piccole arterie (100-400 m)
RM: ARTERIOPATIA CEREBRALE AUTOSOMICA
DOMINANTE CON INFARTI LACUNARI
SOTTOCORTICALI E LEUCOENCEFALOPATIA
(CADASIL)
Le demenze.

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Le demenze.

  • 1. Presidente del Convegno Alessandra Mandarelli Segreteria Scientifica Gabriele Carbone – Filippo Fordellone Segreteria Organizzativa Sara Ferracci – Elisa Fornieri 1a SESSIONE 9.30 – 11.45 "Le demenze e la riorganizzazione dei servizi con la L.R. n.6/2012" Modera Dr. Maurizio Righetti Giornalista Rai Responsabile fascia notturna Televideo Rai Gabriele Carbone Neurologo - Responsabile Medico Centro Demenze – Unità Alzheimer Italian Hospital Group - Guidonia (Roma) Docente a contratto Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica S. Cuore di Roma Le demenze
  • 2. Insieme di patologie acquisite e croniche che provocando un progressivo e diffuso decadimento delle funzioni intellettive compromettono l’autonomia dell’individuo e influenzano profondamente la sua qualità di vita e di chi se ne prende cura. Sono causate da cambiamenti strutturali e chimici del cervello come risultato di malattie neurodegenerative o sistemiche.
  • 3. Epidemiologia delle demenze Le demenze rappresentano la  quarta causa di morte negli ultra65enni, e sono  responsabili di circa il 50% dei casi di disabilità nell’anziano. La prevalenza aumenta con l’età ed è maggiore nel sesso femminile, specie per la malattia di Alzheimer. FONTE: Indagine multiscopo sulle famiglie (Italia 1987-91) e studio Aquila
  • 4. Prevalenza della demenza per fasce d’età nella popolazione europea femminile (fonte EuroCoDe) Prevalenza della demenza per fasce d’età nella popolazione europea maschile (fonte EuroCoDe) 0,8% 1,5 % 8% 3,5% 13,6% 22,3% 31,5% 44,5%
  • 5. L M M G V S D L M M G V S D L M M G V S D 3 6 9 1 641.667 21.095 “Demenze: pandemia del terzo millennio ” 879 12 35.6 milioni di persone nel mondo hanno la demenza (2010). 7,7 milioni di nuovi casi /anno. 147.671
  • 6. 115.4 65.7 35.6 Rapporto Mondiale Alzheimer 2010 2010 2030 2050 Numeropersonecondemenza(inmilioni)
  • 7. Pop.ne al 1.1. 2009: 60.045.068 Pop.ne di età > 60 aa: 14.862.237 Pop.ne di età > 65 aa :11.457.143 Pop.ne di età > 70 aa: 8.180.311 Pop.ne di età > 80 aa: 2.946.303 L’incidenza sulla pop.ne totale è tra 1,4-1,7% (EU=1,14-1,27%). (EuroCoDe 2009) Dal 2000 l’incidenza è stata di 150.000/aa. Dal 2020 si prevede una incidenza di 213.000/aa* *(Di Carlo et al., 2002). 11.9 nuovi casi l'aa per ogni 1.000 abitanti ultra65enni** **(Progetto Finalizzato Invecchiamento del CNR) 1.170 2.670 4.260 2010 2020 2040 (Ferri et al., 2005). L M M G V S D 410
  • 8. 4.240 2.309 6.262 6.031 52.006: Comune: 41.367; Provincia: 10.639 ASL Prev RMA 7.339 RMB 8.286 RMC 7.953 RMD 7.280 RME 7.287 RMF 3.222 RMG 5.089 RMH 5.550 Pop. Res. 2010: 5.728.688 (>65 aa (19,8%)=1.134.280) Prevalenza** circa 71.000 Incidenza (1,19 % ultra65enni): circa 14.000 /aa **The Italian Longitudinal Study on Aging Working Group (1997). Frosinone Residenti (2010): 498.167 Ultra65enni: 19,6% (97.640) 1.161/aa L M M G V S D 38
  • 9. “Dementia: a public health priority"*  Una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale  Solo tra il 20-50% ottiene una diagnosi corretta nelle prime fasi della patologia (problema di formazione degli operatori).  Colpisce in tutti i Paesi e, oltre la metà dei malati (58%), vive negli Stati a medio e basso reddito.  Rischio è di 1 a 8 per gli over 65 e di 1 a 2,5 per gli over 85.  Nel 2050 le persone con demenza triplicheranno (>70% rispetto al 2010): >115,4 milioni. Una popolazione maggiore di quella dell’intero Messico.  A fronte di tale emergenza, solo 8 Paesi (Australia, Corea del Sud, Danimarca, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, USA) dei 194 Stati membri dell’OMS posseggono un Piano Nazionale per le demenze.**  Ha un considerevole impatto socio-sanitario: 604 miliardi di dollari/anno. * OMS (11 aprile 2012) Scarsa consapevolezza pubblica sulla demenza, sui suoi sintomi e sulla necessità di una diagnosi tempestiva. **Parlamento Europeo con l'adozione della Dichiarazione Scritta 80/2008
  • 10. € 60 mila /aa
  • 11. 90-95% Malattia di Alzheimer Demenze Fronto Temporali Parkinson Demenza Demenze Vascolari Demenza a Corpi di Lewy DEMENZETermine usato per i sintomi di un gruppo di oltre 100 patologie che si manifestano con disturbi cognitive e del comportamento. Le cause più comuni di demenza sono di seguito riportate.
  • 12. Demenze irreversibili (97%) Degenerative  M. Alzheimer  Demenze Fronto-temporali  Malattia a corpi di Lewy  Parkinson Demenza complex  Corea di Huntington  PSP  Degenerazione spino-cerebellare  Degenerazione cortico basale  M. Hallervorden-Spatz  Epilessia mioclonica progressiva Vascolari  Infarti multipli  Stato lacunare  M. Binswanger  Infarti di confine  Aneurismi  Malformazioni A-V  Anossia/ipossia Da Prioni CJD, Variante CJD Kuru, M. Gerstmann-Straussler-Scheinker Insonnia familiare fatale
  • 13. 1) Pseudodemenza depressiva 2) Tossici/farmaci: Anticolinergici, Alcool; Altro (es metalli pesanti, CO) 3) Alterazioni endocrino-metaboliche- idroelettrolitiche: Insufficienza renale/epatica; ipoNa/iperCa; Ipovolemia; Iper - Ipoglicemia; S. Cushing; Ipo-Iper-tiroidismo, Ipopituitarismo 4) Cerebropatie: ESA cronica, Idrocefalo normoteso, Neoplasie, Traumi 5) Malattie cardiopolmonari: Scompenso cardiaco, Aritmie, BPCO 6) Infezioni: TBC; Endocardite:, Meningiti, Neurosifilide, HIV (la forma più frequente età < 55 anni), M.Lyme, ascessi, 7) Stati carenziali: Vitamina B12, folati, niacina, S. di Korsakoff-Wernicke, pellagra, Malattia di Marchifava Bignami 8) Miscellanea: Deprivazione sensoriale (cecità, sordità); da sleep apnea, ospedalizzazione (anestesia, isolamento); Vasculiti, Sclerosi multipla 9) Anemia 10) Sindromi paraneoplastiche Demenze potenzialmente reversibili (3-5%)
  • 14. Stabilire la causa: Percorso diagnostico Valutazione del paziente Con sospetto di demenza Anamnesi personale e familiare Esame obiettivo e neurologico Valutazione stato mentale (es. MMSE) Valutazione sintomi non cognitivi, (es. NPI, GDS, ecc.) Valutazione stato funzionale (es. ADL, IADL, Barthe, Tinetti) Stadiazione della gravità Valutazione dei caregivers (es. CSI, CBI, ecc.) Valutazione situazione sociale Indagini di laboratorio e strumentali Esame emocromocitometrico completo Azotemia, glicemia, sodio, potassio, calcemia, fosforemia Test di funzionalità epatica Test di funzionalità tiroidea Concentrazione plasmatica di B12 e folati TPHA, VDRL, (HIV) Esame delle urine Elettrocardiogramma Radiografia del torace TC o RM cerebrale SPECT - PET Liquor
  • 15. 95-97% Malattia di Alzheimer 50-70% Demenze Fronto Temporali 5% Parkinson Demenza 5% Demenze Vascolari 20% Demenza a Corpi di Lewy 15% DEMENZETermine usato per i sintomi di un gruppo di oltre 100 patologie che si manifestano con disturbi cognitive e del comportamento. Le cui cause più comuni sono di seguito riportate
  • 16. (1863-1915) Morì a 56 aa (8-IV-1906 ) Auguste D. 1856-1926 Tubinga, 3-XI-1906 37° Convegno Psichiatri tedeschi sud-occidentali Atrofia cerebrale Placche senili La Malattia di Alzheimer (1879-1915) Clinica per dementi ed epilettici di Francoforte. 1901 Gomitoli neurofibrillari
  • 17. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 0 5 10 15 20 25 30 Tempo (anni) Sintomi Diagnosi Perdita indipendenza funzionale Problemi comportamentali Istituzionalizzazione Morte Mini-MentalStateExamination(MMSE) Diagnosi precoce Lieve (26-21) 2-4 aa Grave (9-0) 1-3 aa Storia naturale della MA Feldman and Gracon, 1996 Moderata (20-10) 2-10 aa Forma più comune di demenza nelle persone con età >65 anni
  • 18. NEUROPATOLOGIA: alterazioni biochimiche Riduzione dei livelli di vari neurotrasmettitori, in particolare della Ach, secondariamente alla degenerazione dei neuroni colinergici a proiezione diffusa del nucleo di Meynert
  • 19. Neuropatologia: M.A. Preclinico • Sempre maggiori evidenze suggeriscono che le alterazioni neuropatologiche di base (AD preclinico o AD-P) precedono di un decennio o più l'insorgenza di AD clinicamente rilevabile (AD-C) • Le alterazioni della corteccia entorinale precedono quelle ippocampali. • Ne consegue che nel momento in cui viene fatta diagnosi si è già avuta una massiccia e diffusa perdita neuronale con conseguente atrofia delle regioni interessate. AD preclinico
  • 20. Ipotesi attuale della cascata di eventi per spiegare la patopisiologia dell’AD. Salloway, S. et al. Alzheimer's and Dementia 2008; 4: 65-79
  • 21. Gomitoli neurofibrillari La cascata patologica della malattia di Alzheimer Sintomi clinici Disfunzione colinergica Neurodegenerazione b Amiloide Fattori di rischio genetici ApoE α2M Fattori di rischio ambientali APP PS 1,2 Mutazioni genetiche
  • 22. Rischio di sviluppare la M. di Alzheimer • Per qualsiasi individuo il rischio lifetime di sviluppare una demenza è di circa 10-12% (Breitner et al Neurol 1999). • Parenti di primo grado di una persona con AD hanno un rischio cumulativo di sviluppare AD corso della vita di circa il 15-30%, questo rischio è di circa 2,5 volte quella del rischio della popolazione generale (27% vs 10,4%). La prevalenza della malattia aumenta con l’avanzare dell’età: 1% <65aa 11% 65-80aa 35% 80-90aa >40% >90aa
  • 23. Sono due le principali forme di AD: ad insorgenza in età precoce (EOAD) ed in età tardiva (LOAD) Genetica • L’AD ad insorgenza precoce (EOAD): è raro, in genere è familiare e colpisce le persone di età compresa tra 30 a 60 anni. I ricercatori hanno identificato mutazioni in tre geni che causano l’AD precoce. • L’AD ad insorgenza tardiva (LOAD): è più comune. Di solito colpisce le persone di età superiore ai 65 anni. Il fattore di rischio principale per AD è l'età.
  • 24. Early-Onset Alzheimer’s Disease (EOAD) Le LOAD sono le più frequenti e si pensa siano multifattoriali. L’ApoE* (cr.19; coinvolta nel trasporto del colesterolo) è il primo fattore di rischio genetico identificato. Allele E4 influenza l’età di insorgenza di AD, ma non è né necessaria né sufficiente per la malattia. Molti altri geni sono sotto osservazione Bird Genetics in Med 2008 Late Onset Alzheimer’s Disease (LOAD) Le EOAD sono forme rare della malattia (meno del 5% di tutti i casi di AD), causate da una mutazione autosomica- dominante in 3 geni (APP, Presenilina 2, Presenilina 1; cr. 21,1,14) ognuno dei quali altera la produzione del peptide della beta amiloide (Aβ) . Bertram and Tanzi, Nature Reviews Neuroscience 2008 *Un allele della ApoE aumenta di 4 volte il rischio di AD; i due alleli di ApoE (ε4) di 10 volte FATTORI GENETICI CHE PREDISPONDONO alla M. di ALZHEIMER
  • 25. Studi di associazione genomica hanno portato alla scoperta negli ultimi 5 anni di altri 13 loci di suscettibilità per il LOAD (oltre alla ApoE - 1993) che sono comuni nella popolazione generale, ma hanno soltanto effetti di rischio molto piccolo: • Difetti (varianti e mutazioni) nei geni BIN1, CLU, CR1 e PICALM, CD2AP, MS4A, EPHA1, ABCA7 e CD33 , ATXN1, GWA14Q34 e DLGAP1. • Difetti dei geni CLU, PICALM e sarebbero responsabili del 9% e il CR1 del 4% dei casi di LOAD (altra fonte: ognuno dell’8%). • Altri geni candidati (oltre 100) tra cui: EXOC3L2, GAB2, MTHFD1L e PCDH11X, sono ancora in attesa di essere ulteriormente confermati. Bird Genetics in Med 2008; Bertram, Lill, & Tanzi, 2010 Neuron: 68; 270-271 Fattori genetici che predispongono alla M.A. sporadica: 13 nuovi geni per LOAD
  • 26. Tipo Nome AA scoperta Effetti funzionali Geni di Alzheimer ad esordio precoce familiare (Insorgenza prima di 60 anni) APP 1987 1 PSEN1 1995 1 PSEN2 1995 1 Geni insorgenza tardiva (dopo i 60 anni) APOE 1993 1-3 ADAM 10 2008 2 ATXN1 2008 1 CD33 2008 1-3 GWA14Q34 2008 - DLGAP1 2008 - PICALM 2009 4 CLU 2009 1-2-3 CR1 2009 3 BIN1 2010 4 CD2AP 2011 4 MS4A 2011 - EPHA1 2011 4 ABCA7 2011 2 2.Metabolismo del colesterolo (APOE, CLU, ABCA7) 3.Sistema immunitario innato e infiammazione (APOE, CD33, CLU, CR1) 4.Segnalazione cellulare e movimentazione di proteine (PICALM, BIN1, EPHA1, CD2AP) Effetti funzionali,: i 17 geni possono essere divisi in quattro categorie principali sulla base dei loro effetti biologici noti o prevedibili sul rischio di Alzheimer: 1.Produzione e eliminazione di Abeta, la principale proteina dei depositi di beta-amiloide nel cervello dei malati di Alzheimer (APP, PSEN1, PSEN2, APOE, ATXN1, CD33, CLU)
  • 27. EZIOPATOGENESI DELLE FORME SPORADICHE Eziopatogenesi multifattorialeeterogenea FATTORI DI RISCHIO Non modificabili Modificabili Iper e Ipotensione, Dieta, Diabete, >Colesterolo, >Omocisteina, <Estrogeni, Trama cranico, Stress ossidativo, Fattori infiammatori, Socializzazione, Attività fisica, Fumo, Scolarità, Sostanze tossiche (alluminio?) • Età • Genere (>F) • Familiarità • Allele e4 dell’ApoE, • DADAM10, ATXN1, CD33, GWA14Q34, DLGAP1, PICALM, CLU, CR1, BIN1, CD2AP, MS4A, EPHA1, ABCA7
  • 28.  Storia personale (soggetto e familiare)  Esame obiettivo neurologico  Test Neuropsicologici  Stato funzionale  Esami ematochimici (FT3, FT$, TSH, ecc)  Neuroimmagini morfologiche  Neuroimmgini funzionali  Biomarcatori Liquorali Come si fa diagnosi di demenza da M. di Alzheimer?
  • 29. M. di Alzheimer Neuroradiologia
  • 30. PET con ipometabolismo nelle aree temporo parietali tipico di pazienti MA
  • 31. Depositi di Amiloide con PIB-PET in MA Klunk, et al. Ann Neurol 2004 PET con il tracciante Pittsburgh Compound-B (PIB), dà informazioni quantitative sui depositi ci amyloide
  • 32. Gli individui affetti da MCI presentano un maggior carico di amiloide La presenza di depositi di amiloide PIB-PET predice progressione patofisiologica dei pazienti MCI ad AD
  • 33. Aβ è individuata dal livello di Aβ42 nel CSF o con Imaging dell’’amiloide alla PET. Tau, segno di danno neuronale e è individuata da CSF-Tau o FDG-PET. La struttura del cervello viene misura mediante RMN strutturale. Hypothetical Model of Dynamic Biomarkers of the Alzheimer’s Pathological Cascade Clifford R Jack, Jr, David S Knopman, William J Jagust, Leslie M Shaw, Paul S Aisen, Michael W Weiner, Ronald C Petersen, and John Q Trojanowski Lancet - Gennaio 2010
  • 36. Demenza a corpi di Lewy diffusi (DLBD) Patologia neurodegenerativa che interessa l’encefalo diffusamente sia a livello sottocorticale sia a livello corticale e degenerazione spongiforme dei lobi temporali Seconda causa più comune di demenza degenerativa dopo la MA  10-15% dei casi di demenza (conferma autoptica)  Prevalenza nei soggetti di età superiore ai 65 anni è dello 0,7%  Fattori di rischio: assenza di studi epidemiologici classici  DLB se demenza entro 1 anno dal Parkinsonismo, altrimenti PDD
  • 37. LBD: neuropatologia Balloon cells Le Inclusioni neuronali citoplasmatiche, inizialmente osservate in nuclei sottocorticali (SN, locus coeruleus, nucleo dorsale del vago) poi sono rilevate in corteccia cerebrale, nelle aree limbiche (corteccia entorinale, corteccia del cingolo ed amigdala) e negli strati profondi della neocortex temporale e frontale. La presenza di Corpi di Lewy e placche amiloidi con carenza sia di dopamina che di acetilcolina suggerisce che la demenza con Corpi di Lewy (formati da α-sinucleina ed a volte anche ubiquitina) rappresenta il continuum di uno spettro malattie che va dal morbo di Alzheimer alla malattia di Parkinson
  • 38. 1.Caratteristiche generali:  Progressivo declino cognitivo che interferisce con le AVQ  Il disturbo della memoria può non esserci nelle prime fasi  Possono prevalere disturbi di ATTENZIONE (Abilità visuospaziali e fluenza verbale) e delle funzioni sottocorticali (della capacità critica e di giudizio) 2. CARATTERISTICHE FONDAMENTALI (2 PER PROBABILE, 1 PER POSSIBILE DLB)  Cognizione fluttuante con variazioni marcate ATTENZIONE e vigilanza (50-75% dei pz) il declino è più rapido che in AD  Ricorrenti allucinazioni visive che sono in genere ben strutturate e dettagliate (80% dei pz)  Disturbi motori similparkinsoniani (50% dei pz all’esordio) DEMENZAA CORPI DI LEWY (DLB) 1° (I.G. McKeith et al. Neurology 1996;47:1113)
  • 39. DEMENZAA CORPI DI LEWY (DLB) 2° 3. CARATTERISTICHE a sostegno della diagnosi  Frequenti cadute  Episodi sincopali (del ipersensibilità seno carotideo)  Perdita transitoria di coscienza  Sensibilità ai neurolettici  Deliri sistematizzati, Allucinazioni in altre modalità  Disturbi del sonno, (alterazioni del comportamento motorio durante il sonno REM)  Depressione 4. Diagnosi di DLB meno probabile in presenza di:  Malattia vascolare (stroke)  Presenza di una malattia fisica o altri disturbi cerebrali che possono giustificare il quadro clinico.
  • 40. Decorso clinico: fluttuante Demenza a Corpi di Lewy M. di Alzheimer Demenza Vascolare
  • 41. SPECT SPECT e PET: ridotta attività nelle regioni corticali parietali posterori e occipitali (frequente ma non costante) (a)SPECT nel soggetto normale (b) SPECT nel soggetto con MA (c) SPECT nel soggetto con LBD: marcata ipoperfusione occipitale
  • 42. SPECT con FP-CIT (Da-Tscan) MA LBDPDD
  • 43. Terapia LBD • Risposta variabile del parkinsonismo della DLBD alla Levodopa • Discreta efficacia degli AChE-I nei disturbi cognitivi e psichiatrici • Spiccata sensibilità ai neurolettici (preferire gli atipici) con marcato peggioramento dei disturbi cognitivi e psichiatrici
  • 44. Gruppo di demenze degenerative eterogenee sul piano clinico e neuropatologico caratterizzate da disfunzione dei lobi frontali e della porzione anteriore dei lobi temporali Demenze Fronto-temporali Malattia di Pick (>60-70%) Afasia PRIMARIA Progressiva Non fluente(10%): atrofia FT sinistra Demenza SEMANTICA (15%): atrofia giri inf. e medio Demenza fronto-temporale con amiotrofia (15%) Demenza fronto-temporale e parkinsonismo associata al cr.17 Aprassia progressiva (2%): atrofia fronto-parietale Sottotipi di Demenza Frontotemporale
  • 45. Caratterizzata dalla presenza di Corpi Pick (inclusioni di colorazione argento intracitoplasmatiche formate filamenti anomali di proteina Tau) nelle regioni atrofiche (neocorteccia e ippocampo ) Malattia di Pick Il primo sottotipo riconosciuto FTD; 20% dei casi di demenza giovanile Arnold Pik 1854 - 1924  Età media di esordio 50 anni, range 35-65 (F=M)  1 su 10.000  40% - 50% di ricorrenza familiare  Sopravvivenza media di 9 anni (2-20 aa) Marcata atrofia “a lama di coltello” o “a gheriglio di noce”, dei lobi frontali e temporali, frequente l’atrofia dell’amigdala e del nucleo caudato. Risparmio della circonvoluzione temporale superiore e dell’ippocampo
  • 46. A) Disturbi comportamentali (prevalenza > 80%) dovuti al prevalente interessamento delle strutture fronto-orbitarie, Fronto e temporo-polari, dominano il quadro clinico e possono - essere per lungo tempo l’unica manifestazione clinica - precedere di anni la demenza o rappresentare i sintomi d’esordio Si manifestano con una  progressiva alterazione della condotta sociale e personale,  perdita della capacità ad adattarsi alle richieste ambientali,  perdita di empatia,  tendenza alla ripetitività (stereotipie)  ridotto insight (cognitivo e affettivo) Demenze fronto-temporali Caratteristiche cliniche
  • 47. B) Disturbi delle funzioni esecutive sottese dalle strutture dorso- laterali del lobo frontale  Deficit dell’attenzione volontaria della Working memory e di shifting attentivo  Deficit delle capacita’ di astrazione e di categorizzazione  Deficit in compiti di pianificazione e nell’uso di strategie in compiti cognitivi  La memoria per gli eventi quotidiani rimane più a lungo conservata (funzione sottesa dall’ippocampo) così come prassie, funzioni visuo-spaziali e orientamento topografico (funzioni sottese da dalle A.A.P.C.T.) C) Distrurbi del linguaggio, sottese dalle aree associative posteriori della corteccia temporale (AAPCT). – Ridotta produzione fino al mutismo – Tendenza all’ecolalia o alle stereotipie verbali – Perseverazioni D) Obiettività neurologica per lo più negativa, possibili – segni di liberazione frontale – segni di tipo parkinsoniano (acinesia, rigidità) in fase avanzata Demenze fronto-temporali Caratteristiche cliniche
  • 48. Lo spettro dei disturbi comportamentali (della personalità e della condotta sociale) è estremamente variegato.  Violazione delle regole di comportamento sociale – Mancanza di tatto  Disinibizione, compulsività, impulsività  Passività e inerzia Apatia ritiro sociale o iperattività e tendenza al vagabondaggio  Cambio nelle abitudini alimentari (bulimia). Distraibilità  Compromissione dell’affettività: Appiattimento o esuberanza affettiva  Compromissione delle capacità di giudizio e decisionale  Ridotto insight (cognitivo e affettivo) Nella variante frontale possiamo individuare tre sottotipi d’esordio di disturbi comportamentali: Disinibito; Stereotipico–ritualistico; Apatico-abulico Demenze fronto-temporali Disturbi comportamentali
  • 49. Regione cerebrale Funzione ipotizzata Deficit associato Orbitobasale Variante Disinibita Inibizione e controllo sociale Disinibizione, impulsività, confabulazione, comportamenti asociali Dorsolaterale Variante Stereotipica Ritualistica Attenzione, memoria operativa, programmi alternati, fluenza fonemica, fluenza grafica, affettività Deficit di attenzione, di memoria operativa, di organizzazione, di fluenza, espressioni abnormi di affettività Frontomesiale Variante Apatica Energia, motivazione, iniziativa Apatia, abulia, depressione Caratteristiche dell’interessamento del lobo frontale
  • 50. Nella variate temporale sinistra in molti pazienti emergono competenze artistiche (figurative o musicali) Nella variante temporale destra si manifestano cambiamenti improvvisi: bizzarrie nell’abbigliamento, idee fisse e monotematiche; fanatismo ideologico; irritabilità e impulsività Se invece l’atrofia è temporale bilaterale, può comparire una sindrome di Kluver-Bucy: • Iperfagia - bulimia, • Iperoralità: tendenza ad esplorare anche oggetti non edibili (cecità psichica), • Ipersessualità (auto, omosessualità). • Ipermetamorfosi: irresistibile impulso a prestare attenzione e a reagire ed imitare ogni stimolo visivo L’interessamento del lobo temporale
  • 51. Neuroimmagini TC e RM. Atrofia dei lobi frontali e dei lobi temporali, asimmetrica nei casi precoci e con prevalenti turbe del linguaggio, e rarefazione della sostanza bianca sottocorticale maggiore di quella risontrata nella malattia di Alzheimer PET e SPECT: ipometabolismo frontale e temporale
  • 52. •Disturbo isolato e progressivo del linguaggio, caratterizzato da difficoltà nel reperimento di parole, riduzione della fluenza verbale e conservazione delle altre funzioni cognitive. •Evoluzione verso la demenza conclamata Neuroimmagini: atrofia ed ipometabolismo in sede frontotemporale nell’emisfero dominante Afasia Primaria Progressiva APP RMN parasagittale sinistra e PET
  • 53. Processo patologico a carico dei lobi temporali bilateralmente Alterazioni del linguaggio: afasia fluente, con parafasie e perdita del significato delle parole Prosopoagnosia, agnosia per gli oggetti ed alterazioni del comportamento quali compulsività e perdita degli interessi MRI e neuroimmagini funzionali: atrofia e ed ipometabolismo temporali prevalenti a sinistra Demenza Semantica Demenza Semantica RMN assiale e PET Atrofia focale e ipometabolismo lobo temporale sinistro
  • 54. Demenza frontotemporale associata a malattia del motoneurone Istopatologia: rarefazione neuronale della corteccia frontotemporale e delle corna anteriori. Nelle medesime aree inclusioni intracitoplasmatiche reattive all’ubiquitina Esordio in età presenile Ubiquitina intracitoplasmatica tipica della FTD associata a MND Demenza frontotemporale con amiotrofia Durata di malattia: 2-3 anni, decesso solitamente per insufficienza respiratoria Disturbi del comportamento e del linguaggio spesso precedenti i segni di compromissione del I e II motoneurone
  • 55. Clinica: esordio in 3a–4a decade, turbe comportamentali, alterazioni della condotta sociale, afasia fluente e sindrome acinetico-ipertonica. Le 6 isoforme della proteina Tau Demenza frontotemporale e parkinsonismo associata al cromosoma 17 Mutazioni puntiformi negli esoni o nelle regioni non codificanti del gene della proteina Tau, localizzato nel cromosonma 17 Neuropatologia: atrofia frontotemporale ed estesa ai nuclei della base, al mesencefalo ed al ponte Immunocitochimica: estesa patologia della proteina Tau che tende ad accumularsi nel citoplasma e nei prolungamenti di neuroni e glia
  • 56. • Il concetto di “demenza vascolare” include tutte le forme di deterioramento cognitivo secondario ad encefalopatia su base ischemica, ipossica o emorragica • Dopo l’AD è la seconda causa di demenza (15%) • Si sviluppa per cronico accumulo di lesioni cerebrali prodotte da ipo-aflusso sanguigno. • ESORDIO in genere improvviso, DECORSO a gradini • SINTOMATOLOGIA fluttuante • Caratteristiche e cliniche e neuropsicologich: – deficit neurologici focali – confusione notturna; ridotta capacità nelle funzioni esecutive e di astrazione, di inibizione e autocontrollo, Demenze vascolari DANNO DEI CIRCUITI FRONTO-SOTTOCORTICALI
  • 57. Disturbi motori: emiparesi, deficit del faciale, Babinski, deficit sensitivi, disartria, disfagia, tremori, rigidità, disturbi della marcia (rallentata, a base allargata, a piccoli passi) Disturbi della funzione vescicale: incontinenza, minzione imperiosa. Sindrome disesecutiva: ridotta capacità di formulare gli obiettivi dell’azione, pianificarla, organizzarla nella sequenza adeguata, eseguirla, modificarne il contesto o mantenerlo, astrarne i significati. Rallentamento dell’elaborazione cognitiva; deficit di astrazione, categorizzazione; perdita della capacità di giudizio; deficit dell’attenzione e della concentrazione Disturbo di memoria (lieve): ridotto il richiamo (agevolato da facilitazioni, cosa non possibile nell’AD), relativamente intatto il riconoscimento, Alterazioni della sfera affettiva e della personalità depressione, abulia, apatia, irritabilità. Demenza vascolare ischemica sottocorticale Sintomatologia
  • 58. Diagnosi della demenza vascolare TC RM Anamnesi Test NPS Esame neurologico Hachinski Fattori di rischio  Età avanzata  Genere maschile  Fumo  Ipertensione arteriosa  Diabete, dislipidemia  Iperomocisteina,  Pregresso ictus, TIA  Fibillazione Atriale.  Pregresso IMA  Patologie carotidee Diagnosi VaD
  • 59. Demenze vascolari HACHINSKI ISCHEMIC SCORE (HIS) Esordio acuto 2 Progressione a gradini 1 Decorso fluttuante 2 Confusione notturna 1 Relativa conservazione della personalità 1 Depressione 1 Manifestazioni somatiche 1 Labilità emotiva 1 Ipertensione 1 Pregresso infarto cerebrale 2 Sintomi focali 2 Segni focali 2 Segni aterosclerosi 1 TOTALE >7 INDICATIVO DI VaD TOTALE <4 INDICATIVO DI DEMENZA DEGENERATIVA
  • 60. Età mediana all’esordio: 46 aa Quadro clinico: emorragie lobari ricorrenti e multiple, ictus ischemici e deterioramento cognitivo. TIA ed ictus (80%), deficit cognitivi (50%), emicrania con aura (40%), disordini psichiatrici (30%) ed epilessia (10%) MRI: lesioni della sostanza bianca ed infarti lacunari Disordini Ereditari associati a Demenza Vascolare; CADASIL (Cerebral autsomal dominant arteriopathy with subcortical infarcts and leucoencephalopathy) CADASIL Arterial deposits showing PAS (periodic-acid Shiff)positivity Mutazione del gene NOTCH 3. L’espressione del gene NOTCH 3 è limitata alle cellule della muscolatura liscia vascolare e la mutazione genica risulta nell’accumulo a livello vasale della porzione extracellulare del recettore transmembrana per cui codifica. Anatomia patologica: angiopatia non amiloidea a carico delle piccole arterie (100-400 m)
  • 61. RM: ARTERIOPATIA CEREBRALE AUTOSOMICA DOMINANTE CON INFARTI LACUNARI SOTTOCORTICALI E LEUCOENCEFALOPATIA (CADASIL)